
XIIa DEL TEMPO ORDINARIO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,26-33)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Commento
Chi li ha contati, ha trovato nella Bibbia ben 366 inviti a non avere paura. Umanissimo sentimento, la paura è una difesa necessaria e positiva: serve a metterci in allarme quando stiamo valicando un confine che può mettere a rischio le cose buone della nostra vita. Cosa intende, dunque, Gesù?
La paura perde la sua funzione quando ci sentiamo protetti, quando sappiamo che nulla può farci del male, quando è ammansita dalla fiducia. Un bimbo in braccio alla madre non ha paura, né si perde in ragionamenti articolati, quali la possibilità che lei cada e allenti la presa. Sente che lei lo ama e tanto basta alla sua serenità.
Questa è la relazione filiale che Gesù ha con il Padre e che propone ai suoi discepoli. Al Padre non sfugge nulla, nemmeno il numero dei nostri capelli o il volo di un passero. Nessuno può temere di non essere visto, considerato e conosciuto dal Padre. Anche se gli uomini non comprendono le nostre pulsioni e i nostri sbagli, il Padre sa dove hanno origine e ci chiede soltanto di camminare verso la liberazione da essi, per il nostro bene. Viceversa, se gli uomini non riconoscono la luce delle nostre opere buone o addirittura la contrastano, lui le dà valore e saprà ricompensarci. Sì, la fede può sconfiggere la paura. Persino quella della morte, che è nella natura delle cose. Purché non sia la morte dell’anima, alla quale nemmeno Dio può porre rimedio.
LE MIE MILLE PAURE
Ci sono tante cose, purtroppo, Signore,
che mi fanno paura.
Paura di stare tra la gente, di essere ferito,
o di stare solo ed essere abbandonato.
Paura del futuro, di non avere più risorse;
paura del passato, di veder ritornare i suoi dolori.
Paura di sbagliare, di perdermi e non più ritrovarmi.
Paura dei giudizi, delle critiche, delle offese;
paura delle mie mille povertà.
Tu le osservi e le comprendi: sei stato un uomo vero.
Mi prendi per mano, e ti metti in cammino con me.
Tu mi hai dato la sensibilità per sentirle,
e le risorse per guardarle in faccia senza soccombere.
Mi insegni ad accorglierle e farmele amiche,
anzi, ad amarle come sentinelle mia fragilità.
Hanno bisogno di essere abbracciate più forte
dalla ricchezza della tua creazione,
dalla potenza della tua essenza,
dall’amore della tua misericordia.
Hanno bisogno di dissolversi nella fede,
perché nulla di irreparabile può capitare
a chi ha posto il suo destino nelle tue mani,
e ha capito di essere fatto per te,
e di come non ci sia inquietudine
se non lontano da te.





