Camminiamo Insieme

Ia DOMENICA DI AVVENTO/b>

VANGELO (Mt; 24, 27–34)
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


Commento
Il tempo della nostra vita scorre inesorabile, pieno di opportunità e meraviglie, di occasioni per ricevere e per donare, di emozioni da apprezzare e di saggezza da apprendere.
È prezioso, anche quando tendiamo a dimenticarlo e a considerarlo infinito, rinviando ciò che sappiamo importante.
Eppure ogni giorno siamo più vicini alla fine della nostra esperienza terrena, e nella fede siamo certi che l’esperienza successiva sarà migliore, perché ci verrà incontro Gesù, il figlio del Dio Amore.
Ma noi, saremo pronti a incontrarlo? Avremo imparato a «indossare le armi della luce», come scrive San Paolo? Avremo spezzato le spade della violenza, appreso l’arte della pace, coltivato la terra con onestà e rispetto, rispettato la nostra vita e quella del nostro prossimo perché è sacra al Padre dei cieli?
La vita è fatta di scelte. In ogni momento decidiamo, in modo attivo o passivo, chi vogliamo essere e che cosa lasciamo a questo mondo. Le nostre decisioni hanno conseguenze su chi entra in qualche modo in contatto con noi. Possiamo aumentare le tenebre o la luce nel mondo attraverso le nostre opere: false o vere, ingiuste o giuste, scorrette o corrette, egoistiche o magnanime, rigide o misericordiose, sporche o pure, vuote o piene. Saremo felici nella Luce di Cristo se nel tempo terreno avremo saputo seguire le sue opere, «rivestendoci» di Lui.


VEGLIATE, DUNQUE

Lo so, Signore,
che c’è sempre un segnale
che mi avvisa nell’intimo della coscienza
quando i miei gesti, le mie parole e i miei pensieri
si allontano dalla via del bene e della luce.
Sono io a esser sordo, o a far finta di non sentire.
Basterebbe pensarmi al posto altrui,
e ogni cosa buona e giusta sgorgherebbe spontanea.
Niente più offese, giudizi, insulti;
niente più bugie, sbadatezze, omissioni;
niente più cattiverie, violenze, fantasie.
Non posso che chiederti dunque una sveglia
forte, rumorosa, insistente.
Magari verrà dalle parole scomode dei miei nemici,
o dai momenti di rabbia di chi quotidianamente mi sopporta.
Magari verrà dagli occhi limpidi che ho incrociato per sbaglio
o dalle lacrime di chi soffre, anche per causa mia.
So che quelle correzioni saranno
un segno del tuo amore,
che mi attende dove non ci sarà posto
per nient’altro che non sia amore.

 

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