Camminiamo Insieme – V^ Domenica di Pasqua

Va DOMENICA DI PASQUA

VANGELO (Gv; 15, 1-8)
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Commento

Davvero l’amore è la sintesi estrema del cristianesimo. Nasciamo come dono d’amore, di Dio e dei genitori. Il primo continua ad amarci infinitamente e senza condizioni, i secondi con i limiti dell’essere umano.
Amare, infatti, non è facile: si tratta di decidere di mettere altri prima di noi stessi; si tratta di unire istinti, emozioni, passioni e scelte; si tratta di dare fiducia e scordare torti subiti.
La vita è il nostro tentativo di imparare ad amare, e lo si può fare soltanto se qualcuno ci fa conoscere l’amore, amandoci.
I discepoli hanno bisogno di Gesù, mediazione umana plastica e concreta dell’amore di Dio. Come i tralci che ricevono linfa vitale dalla vite. Continuando a percepire la forza del suo amore a loro è possibile amare alla maniera del Padre, o quantomeno avvicinarsi maggiormente a chi ama «nei fatti e nella verità».
È triste incontrare cristiani che non avvertono l’amore del Padre. Magari sono retti e ligi alle regole o persino sensibili e generosi, ma non sono capaci di contagiare di gioia. Usando le parole di Isaia riprese da Gesù, «onorano Dio con le labbra, ma il loro cuore è lontano da lui».
L’amore, per crescere e portare frutto, necessita di potature dolorose; comporta rischi, lacrime e talvolta sangue. Guardare all’amore di Gesù in croce ci può fare bene, nei momenti più difficili. Ricordandoci che di lì a poco è tornato all’Amore.

 


RIMANETE IN ME E IO IN VOI

Signore, se tu rimanessi in me
non conoscerei più la notte
perché vedrei soltanto luce dalle altezze del tuo cielo.
Se tu rimanessi in me
non temerei più la morte perché vedrei soltanto vita
tra le pieghe e le dimensioni misteriose dell’universo.
Se tu rimanessi in me
non mi armerei di ira e tensione
e imparerei misericordia dalla pioggia dei tuoi doni.
Se tu rimanessi in me
non soccomberei alla paura e mi abbandonerei alla fiducia
in un mondo che ci regala tutto il necessario.
Se tu rimanessi in me
non avrei più bisogno di fare la comunione
per imparare ad essere pane offerto ai fratelli,
perché questa è la vita e la sua verità.
Se tu rimanessi in me
non tratterrei nulla ma correrei a braccia aperte
per condividere i tuoi doni con chiunque ne abbia bisogno.
Signore, resta con me.
Ma forse non è la preghiera più giusta. Tu vuoi essere con me.
Aiutami a restare io in Te.


VANGELO VIVO

Aveva scoperto la sua vocazione missionaria a Taizé, fratel Pedro Manuel Salado. Classe 1968, era salpato dalla sua cittadina nella Spagna meridionale per l’Ecuador, giungendo nella provincia di Esmeraldas, piena di colori, piante e animali che non aveva mai visto prima. Lì ha scoperto che la popolazione aveva bisogno di aiuto per andare avanti e molti bambini non avevano la possibilità di ricevere un’alfabetizzazione di base. Così ha fondato una residenza e una scuola, impegnandosi al massimo perché i bambini ricevessero un’educazione umana e spirituale. Il 5 febbraio 2012 era andato con un gruppo di loro sulla spiaggia. Stavano giocando, quando la corrente li ha portati via. Pedro si è gettato in acqua e ha recuperato tutti e sette i bambini, uno ad uno. È stato il suo cuore a non reggere lo sforzo generoso, e si è fermato. Non il suo amore.
Padre Georg Sporschill è un gesuita austriaco, sempre in prima linea con i giovani problematici, senza tetto, drogati o ex carcerati.